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Figli

Culetto arrossato, la cura della pelle del bambino, culetto arrossato e non solo

Cura della pelle del bambino per conservare il suo delicato equilibrio

La pelle del bambino gioca un ruolo fondamentale per il suo benessere complessivo. E' la prima line a di difesa dalle aggressioni esterne e, sopratutto nei primi mesi, costituisce il veicolo privilegiato di quello scambio affettivo con la mamma, così importante per il suo sviluppo armonico.

Ma, come tutto in lui, anche la sua pelle è un organo in formazione, dall'equilibrio estremamente delicato.

Per conservare la salute sono necessarie cure particolari e prodotti specifici, attivi e sicuri.bambino

La pelle del bambino: un delicato equilibrio da preservare

Un organo complesso

Sapevi che la pelle (o cute) è un vero e proprio organo, molto sofisticato? E' composto da 3 strati principali, ognuno con una sua specifica funzione.

  • L'epidermide: è lo strato più esterno formato da un tessut0o dinamico che si rigenera in continuazione. Rappresenta una vera “barriera” contro la penetrazione di sostanze e stranee. Sull'epidermide è presente il film idrolipidico , esso è composto dai lipidi prodotti dalle ghiandole sebacee che, mescolati al sudore e all'acqua, formano un velo protettivo che ricopre tutto il corpo. Il film idrolipidico mantiene la pelle elastica e idratata, inoltre, poiché la sua composizione è leggermente acida, previene l'aggressione di microrganismi dannosi.
  • Il derma: ha la funzione di conferire elasticità e resistenza alla pelle.
  • L'ipoderma: è lo strato più profondo della pelle e fondamentalmente serve a proteggere l'organismo dai traumi e dalla dispersione di calore.

Principali problemi della pelle del bambino

La pelle del bambino è ancora molto sottile e non è in grado di fornire un'efficace protezione come nell'adulto. La sudorazione è insufficiente e il pH della pelle non è acido. Ciò facilita l'aggressione di batteri e sostanze estranee che provocano frequentemente problemi di varia natura e intensità.

I principali disturbi che colpiscono la pelle del bambino sono:

  • La dermatite da pannolino: si riconosce dai caratteristici puntini rossi nell'area coperta dal pannolino, ma se trascurata può coinvolgere l'attaccatura delle gambe;
  • La crosta lattea: è una patina biancastra che ricopre la testa del bambino. E' causata dall'accesso di sebo prodotto dalle ghiandole del cuoi capelluto.
  • La dermatite atopica: si manifesta con chiazze rosse, spesso pruriginose. Si pensa abbia origine allergica, ma può peggiorare con il freddo o caldo eccessivo.

L'importanza delle tue cure

Proprio per la sua estrema fragilità, è essenziale rivolgere alla pelle del bambino un'attenzione quotidiana, sia nell'igiene sia nella prevenzione e nel trattamento di eventuali problemi. A questo scopo è altamente consigliabile l'uso di prodotti affidabili, che svolgono una comprovata azione protettiva e rigenerante del film idrolipidico.

 

Prevenzione e cura al cambio del pannolino

Il pannolino: un tipo efficiente ma spesso “irritante”

L'utilizzo del pannolino è sicuramente molto pratico, ma può provocare notevoli problemi alla pelle del sederino, provocando irritazioni e dermatiti. Queste sono causate da vari fattori:

  • l'ambiente caldo/umido
  • lo sfregamento continuo
  • la presenza di feci e urine che contengono varie sostanze irritanti.

Come prevenire le irritazioni da pannolino

Un bambino con il culetto arrossato prova fastidio e dolore, diventando a sua volta molto irritabile. Piange spesso e trasmette anche a te ansia e preoccupazione. Quindi ricordati di usare sempre gli accorgimenti giusti per prevenire e curare l'irritazione da pannolino seguendo pochi e semplici accorgimenti:

  • Cambia il pannolino almeno ogni 4 ore.
  • Sciacqua ogni volta il sederino con abbondante acqua fino ad una completa pulizia senza utilizzare saponi irritanti.
  • Asciuga delicatamente con una salvietta morbida 100% cotone, tamponando senza sfregare
  • Lascia respirare il sederino all'aria aperta per il maggior tempo possibile.

La pasta lenitiva

Al termine del cambio del pannolino spalma un sottile velo di pasta lenitiva protettiva. Scegli un prodotto non occlusivo, possibilmente senza profumi, conservanti o altre sostanze potezialmente irritanti. Un prodotto con queste caratteristiche costituisce un aiuto veramente per prevenire e affrontare le irritazioni da pannolino e donare al tuo bambino quella serenità che è anche la tua gioia.

Pipì a letto durante il sonno del bambino

pipì a lettookL'enuresi, dal greco en ourein "urinare dentro", è un tipico problema dei bambini d'età compresa tra i 5 e i 10 anni e consiste nell'incapacità di controllare la propria vescica durante la notte, finendo cos' con il fare la pipì a letto durante il sonno.

La maggior parte dei bambini raggiunge il controllo degli sfinteri di giorno e di notte all'età di 5 anni. Si tratta di un passaggio importante e delicato perchè il piccolo deve imparare a controllare l'urina e feci, passando dal pannolino alle mutandine e, dunque, al vasino. Il rilascio spontaneo di urina è concepibile in un'età inferiore ai 5 anni, oltre questa età deve essere considerata una patologia, poichè in questo periodo il bambino dovrebbe guarire spontaneamente. Tuttavia, possiamo parlare di enuresi patologica quando il disturbo persiste e si ha il rilascio di urina due volte alla settimana, fino a tre mesi di seguito.

 

Tipologie di enuresi:

  • enuresi primaria, quando i bambini non hanno mai acquisito la competenza del controllo delle urine;
  • enuresi secondaria, quando i bambini con adeguata continenza urinaria la perdono successivamente;
  • enuresi notturna (ossia la classica pipì a letto) quando il disagio compare solo durante il sonno (di solito nel primo terzo della notte). Si tratta della condizione più comune.
  • Esiste poi una condizione mista definita enuresi notturna e diurna

Le cause della pipì a letto

Oggi è noto che questo disturbo dipende principalmente da fattori di tipo organico e funzionale, in certi casi legati a componenti ereditarie (uno o entrambi i genitori ne erano effetti da piccoli) o genetiche, quali malattie urinarie o a causa di una vescica ipersensibile o limitata oppure la maturazione ritardata da meccanismi nervosi che regolano le funzioni vescicali o la ridotta secrezione dell'ormone antidiuretico (ADH).

Anche la sofferenza pscologica determinata da alcune situazioni possono esserne causa: la nascita di un fratello, l'inizio della vita scolastica, il manifestarsi di conflitti nella coppia genitoriale o la mancata o tardiva educazione al controllo degli sfinteri.

Gestione del problema

Esistono diverse terapie per curare l'enuresi, dagli interventi comportamentali e pscologici a quelli farmacologici.

Intervenire con un percorso terapeutico permetet di evitare il cronicizzarsi di situazioni che possono avere ripercussioni negative e portare:

  • disagi emotivi, come una bassa autostima;
  • disagi sociali, come la presa in giro da parte dei compagni di classe;
  • disturbi medici, come le infezioni del tratto urinario causate dalle condizioni scarsamente igieniche dovurte dovute al sintomo.

Rivolgersi a uno specialista per una terapia familiare è quindi auspicabile.

Come affrontare il problema della pipì a letto in famiglia

La reazione dei genitori può essere di vario genere: dall'accettazione al disappunto fino all'insofferenza mal celata. E' importante aver presente che si tratta di un disturbo psicosomatico, che coinvolge cioè mente e corpo, un pò come il mal di pancia, e che non è possibile chiedere al bambino di controllarsi, in quanto l'enuresi non è volontaria.

Ecco alcune indicazioni

  • Ottenere la collaborazione del bambino nell'affrontare tale problema e premiarlo per non aver fatto la pipì a letto si dimostra utile;
  • evitare punizioni e umiliazioni al bambino;
  • non isolare il bambino dai suoi amici, lasciarlo andare alle feste e dormire fuori casa, magri portando con se delle mutandine assorbenti;
  • i bambini dovrebbero urinare prima di andare a letto
  • non dare da bere prima di andare a letto;
  • in casi particolari e solo sotto controllo medico è possibile la somministrazione di farmaci specifici in grasdo di ridurre la produzione di urina.

Bambini vivaci, bambini iperattivi, quando questo diventa un sintomo per cui bisogna preoccuparsi

adhdI bambini hanno un bisogno vitale di movimento, condizione fisica attraverso cui si esprimono. La vivacità dei bimbi è una pulsione sana e funzionale ai loro bisogni di crescita che indica buona salute, creatività, intelligenza e curiosità. Anche l'aggressività è una pulsione sana, un'energia vitale che spinge il bambino verso la conoscenza e lo sviluppo di sè. La vivacità e l'aggressività se mal gestite possono diventare però un'energia distruttiva per se e per gli altri.

Cosa Fare?

Un ottima regola da ricordare è che non esiste il bambino ideale, ne tantomeno un comportamento perfetto che ogni bambino dovrebbe mettere in pratica, ognuno ha il proprio carattere, personalità, temperamento, ed è giusto sapersi comportare in base al bambino e alle sue esigenze e caratteristiche.

Le regole fondamentali che spesso vengono sottovalutate sono: 

  • avere fiducia nel proprio bambino;
  • essere in grado di porre limiti e non alleviargli le difficoltà, che ne temprano il carattere e rappresentano una vera ricchezza per la vita futura del bambino;
  • coinvolgere il bambino sia in attività piacevoli (che valorizzano l'estro creativo e artistico) che in attività sportive, dove il gioco può diventare un modo per insegnare regole e disciplina.

Quando non si parla più di bambini vivaci ma di bambini iperattivi 

Non è facile distinguere tra atteggiamenti vivaci normali e quelli considerati sintomi del Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD). In alcuni casi una eccessiva iperattività nell'infanzia viene scambiata per questa vera e propria patologia, tanto da ritenere di doverla curare con medicinali al pari di una qualsiasi altra malattia. L' ADHD, non viene riconosciuto con facilità, perchè il confine tra la personalità vivace e comportamento problematico è piuttosto labile e soggetto a fraintendimenti.

Il risultato è che spesso si considerano affetti da disturbo, bimbi cui la natura è quella di essere semplicemente vivaci.

I campanelli di allarme

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD), che colpisce circa il 4 per cento dei bambini in età scolare, può manifestarsi attraverso i seguenti sintomi:

  • non presta mai attenzione ai particolari;
  • ha difficoltà nel mantenere l'attenzione su compiti e giochi per un tempo prolungato;
  • apparentemente non ascolta chi parla e non segue le istruzioni;
  • ha difficoltà ad organizzarsi nei compiti e cerca di evitare quelle attività che richiedono sforzo mentale protratto;
  • perde continuamente oggetti personali e spara le risposte prima che siano terminate le domande,
  • é invadente e ha difficoltà ad attendere il preoprio turno e interrompe continuamente chi parla;
  • ha problemi nell'area del linguaggio e della memoria, della coordinazione, della percezione, dell'attenzione;
  • spesso è distratto, impulsivo e disobbediente.

Sintomi come quelli elencati, che perdurano da oltre sei mesi e che sono profondamente disturbanti la vita sociale, scolastica e familiare del bambino, meritano di essere indagati.

La diagnosi però non è semplice ed immediata e deve essere affidata a medici esperti.

Lo sport .... un grande amico e un grande aiuto per bambini iperattivi

Un bambino molto vivace e/o aggressivo, invece, dovrebbe essere indirizzato verso un'attività sportiva che necessiti di un alto dispendio di energie ma che, nello stesso tempo, abbia regola da rispettare (come il calcio, il rugby, la pallacanestro), per finalizzare la sua esuberanza. In questo caso, fra le tante attività sportive, le discipline orientali, come il judo e il karate, sono fortemente consigliate perchè favoriscono una costante ricerca di equilibrio e di perfezione nei movimenti, nel rispetto dell'avversario.

La logopedia e il logopedista

Cosa è la logopedia

La logopedia è un ramo sanitario che si occupa della prevenzione, dell'educazione e della rieducazione della voce, del linguaggio scritto e orale e della comunicazione in età evolutiva, adulta e geriatrica. Questa figura è un supporto fondamentale nello sviluppo e nell’acquisizione del linguaggio nei bambini ma è altrettanto importante negli adulti in quanto li aiuta a trattare le disabilità comunicative derivate da malattie neurologiche o traumatiche.

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Chi è il logopedista

Il logopedista è un operatore sanitario che si occupa di persone con disturbi foniatrici (disfonia, disfagia, disartria e deglutizione atipica, labiopalatoschisi, difficoltà di linguaggio legati alla sordità, balbuzie), disturbi neuropsicologici (afasie, aprassia, ritardi di sviluppo del linguaggio, disturbi fonologici, disturbi dell'apprendimento, ritardi mentali, disturbi dell'attenzione), disturbi neurocomportamentali (causati da traumi cranici, eventi patologici cerebrali, autismo, demenza). Per poter svolgere tale attività è necessaria una laurea triennale in Logopedia che abilita all’esercizio della professione. L'attività del Logopedista è volta all'educazione e alla rieducazione di tali patologie al fine di portare il soggetto il più vicino possibile alla normalità, utilizzando le metodiche e gli accorgimenti più adatti per ciascun caso; In questa opera egli deve tener conto sia del quadro clinico, sia della problematica che sottende o consegue ai disturbi. Nei casi più gravi il logopedista affianca il paziente per anni lasciando così inevitabilmente un'impronta sensibile nella sua vita.

Ambiti di competenza

Gli ambiti di competenza del logopedista sono molteplici:

- Disturbi della voce: disfonie

in bambini, adulti e anziani

nei professionisti della voce (insegnanti, avvocati ecc.)

nella voce artistica (cantanti, attori ecc)

nei laringectomizzati

- Alterazioni della pronuncia : dislalie

meccanico-periferiche

evolutive fonologiche

in soggetti oligofrenici o con insufficienze encefaliche

- disturbi della deglutizione: disfagie e deglutizione atipica

infantili, adulte, senili

in soggetti con malocclusioni dentarie, con oligofrenia, palatoschisi, turbe neurologiche, meccaniche, post operatorie

alimentazioni vicarianti, alternative, con protesi

- turbe del flusso verbale: disfluenze

balbuzie, tumultus sermonis, etc

- turbe della codificazione e decodificazione comunicativa: afasie

- turbe da alterazione del I motoneurone: disartrie

paralisi cerebrali infantili

encefalopatie dell’adulto (demielinizzanti, neurodegenerative,…)

- Turbe comunicative negli oligofrenici:

di origine genetica (per es. down)

acquisite in età evolutiva (meningoencefaliti neonatali, prenatali, ecc)

demenziali (Alzheimer, multinfartuali, ecc)

- Turbe comunicative nella sordità pre - linguale

- Disturbi dell’apprendimento :

dislessie, disortografie, discalculie

 

La figura del logopedista sta diventando sempre più indispensabile in diversi ambiti lavorativi: strutture pubbliche e private, centri di riabilitazione, case di riposo, poliambulatori, scuole, studi dentistici. Questo tipo di professione non richiede solo delle competenze professionali ma anche sensibilità, pazienza, creatività e passione. Molte volte si ritrova a collaborare con altre figure professionali come il terapista della neuropsicomotricità, il pedagogista, gli insegnanti, i medici specialisti ( otorino, foniatra, fisiatra, neurologo, dentista, neuropsichiatra infantile), lo psicologo e gli educatori, in modo da poter effettuare un lavoro mirato e accurato. Il logopedista pratica autonomamente attività terapeutica per la rieducazione funzionale ed è in grado di proporre l’adozione di ausili, nell’addestrare all’uso e nel verificarne l’efficacia.

L’intervento logopedico nei bambini

Quando bisogna preoccuparsi e a che età si interviene

La comparsa del linguaggio nel bambino avviene intorno ai 18 mesi con le semplici parole “si” e “no”. Successivamente il linguaggio si andrà arricchendo sempre di più di parole nuove fino ad arrivare alla frase vera e propria. Se a due anni e mezzo non ci sono ancora questi segnali sarà opportuno chiedere un parere ad uno specialista per capire se bisogna intervenire o attendere. Non bisogna mai sottovalutare l’importanza dell’intervento precoce nello sviluppo del linguaggio. Bisogna ricordarsi inoltre che una valutazione specialistica non significa sempre una presa in carico terapeutica ma può rassicurare il pediatra e i genitori in quanto l’attesa di un miglioramento spontaneo nei tempi previsti può creare tensione.

Il trattamento e la sua durata

Il trattamento logopedico viene effettuato una o due volte la settimana ma senza l’aiuto e il sostegno della famiglia e della scuola non potrà mai raggiungere gli obiettivi prestabiliti. La durata del trattamento e la tipologia variano in base al tipo di difficoltà del bambino : può durare settimane, mesi o anni.

L’intervento logopedico negli adulti

Tipologie di intervento

L’intervento logopedico nell’adulto è un po’ differente rispetto a quello nel bambino. Si occupa principalmente di riabilitare i disturbi del linguaggio derivanti da patologie neurologiche quali afasia e disartria che possono essere causati da traumi cranici, ictus, sindromi etc. Ma riabilita anche i disturbi vocali come le alterazioni del timbro della voce parlata dovute a cause organiche, a un uso scorretto e/o eccessivo della voce. Uno tra i disturbi delle funzioni orali e da cause organiche del vocal tract che si sta diffondendo sempre di più è la disfagia. Con il termine disfagia intendiamo un disturbo della deglutizione ( difficoltà ad eseguire le fasi che compongono l’atto deglutitorio) causato da varie menomazioni neurologiche e/o strutturali. Questo disturbo può influenzare negativamente la qualità della vita del paziente in quanto ha un’importante ripercussione sull’alimentazione.

Quando iniziare un trattamento logopedico

Per poter iniziare un trattamento logopedico mirato bisogna prima effettuare una valutazione completa e approfondita della problematica che ci si presenta. Un bilancio neuropsicologico diventa in questi casi il prerequisito di partenza fondamentale in quanto ci da la possibilità di valutare le aree del funzionamento neuro cognitivo potenzialmente compromesse, agevolandoci nell’impostazione di un piano terapeutico mirato. Ma è altrettanto importante nel corso del trattamento in quanto ci aiuta a valutare l’efficacia della presa in carico.

Dott.ssa Conoscenti Debora

Logopedista Palermo

Essere genitori, come educare i nostri figli

famigliaFare i genitori, c'è chi dice che è il mestiere più difficile del mondo, quello in cui non si finisce mai di imparare, e forse è vero così.

Il difficile rapporto tra genitori e figli, avvolte si ha la sensazione che con loro in qualsiasi modo si faccia si sbaglia sempre, di sicuro c'è che ogni genitore vorrebbe solo vedere il proprio figlio sempre felice, perchè se sono felici loro siamo felici pure noi.

C'è una scuola per tutto ma nessuno è riuscito a creare una valida scuola che ci insegni a essere genitori, come educare i figli senza commettere errori.

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